Ci sono storie d’amore che il cinema non saprebbe raccontare meglio. E poi ci sono storie — come quella tra Anne Hathaway e Raffaello Follieri — che somigliano così tanto a un film da risultare quasi incredibili, soprattutto nel modo in cui finiscono: di colpo, senza spiegazioni, evaporate come se non fossero mai esistite. Un ghosting ante litteram, quando ancora i social non avevano un nome per descrivere quel tipo di sparizione.
Eppure, questa vicenda torna ciclicamente alla ribalta ogni volta che il volto di Anne Hathaway riappare accanto a quello di Il diavolo veste Prada, il film che continua a definirla nell’immaginario collettivo e che oggi, con il sequel in lavorazione a Milano, riaccende persino ricordi lontani della sua vita privata.
Quando Andy nel film inciampa nell’amore, Anne nella realtà inciampa in un italiano affascinante
Nel 2004 Hathaway aveva già un nome importante a Hollywood. Giovane, brillante, reduce dai successi de Pretty Princess, si ritrovò a una festa tra amici dove le presentarono un ragazzo italiano, foggiano, con la parlantina sciolta e il fascino del businessman internazionale. Raffaello Follieri aveva 25 anni, un sorriso irresistibile e quell’aura di uomo più grande, più sicuro, più “costruito” che alle ventenni fa spesso girare la testa.
Il colpo di fulmine fu immediato, almeno da parte di lei. Lui, con una puntualità discutibile, si presentò al primo appuntamento con un’ora di ritardo, ma questo non incrinò l’entusiasmo della giovane Anne. Da lì in poi, fu un crescendo: viaggi, cene in hotel di lusso, regali importanti, apparizioni pubbliche.
Per quattro anni Follieri le fu accanto anche nei momenti più significativi, inclusi due Oscar in cui lui compariva immancabilmente come “plus one”. Hollywood lo osservava con curiosità, la stampa americana lo raccontava come l’imprenditore italiano “vicino al Vaticano”, una figura intrigante e misteriosa che sembrava uscita da un romanzo di Dan Brown.

Una coppia glamour che voleva cambiare il mondo (o almeno provarci)
C’è una fase in ogni relazione in cui tutto è possibile. Per Anne e Raffaello quella fase durò anni: missioni umanitarie, donazioni, progetti condivisi. Lei parlava dell’impegno benefico di lui come qualcosa di irresistibile, quasi seducente. Insieme sembravano voler costruire una narrazione in cui l’amore e l’altruismo andavano a braccetto.
Erano giovani, belli, molto innamorati e profondamente affiatati. Almeno in apparenza.
Poi, una notte, la favola si spezza
È il 24 giugno 2008. Anne si trova a Los Angeles per promuovere il suo nuovo film. Lui è a New York. Una telefonata di dieci minuti, dolce come tante prima, chiude la giornata. E quella che sembra una normalissima buonanotte diventa, senza che nessuno lo sappia, l’ultima.
Quattro ore dopo, Follieri viene arrestato. Le presunte connessioni con il Vaticano, tanto sbandierate negli anni precedenti, crollano sotto il peso delle indagini federali. La sua immagine scintillante si frantuma in quattordici capi d’accusa: frode, riciclaggio, appropriazione indebita. I beni di lusso regalati ad Anne vengono confiscati, il suo impero smontato pezzo dopo pezzo.
Per lei è un terremoto. Per lui, l’inizio di una caduta verticale.
Il silenzio come unica risposta
Quando le autorità bussano alla porta dell’attico che condividevano, Anne non è lì. Non tornerà mai più. Nessun confronto finale. Nessuna telefonata. Nessuna lettera.
Sparisce. Si stacca chirurgicamente da tutto ciò che riguarda quella vita.
Un distacco totale, definitivo.
Dal punto di vista umano è un addio brutale. Dal punto di vista professionale, forse l’unico possibile. La stampa americana, infatti, comincia subito a collegare la sua immagine all’indagine. Lei, che stava vivendo uno dei momenti più delicati della sua carriera, non poteva permettere che una storia sentimentale diventasse un macigno.
Eppure, per quanto comprensibile, resta uno dei ghosting più clamorosi di Hollywood.
Follieri oggi: colpe, ripartenze e un passato che non può dimenticare
Dopo una pena di quattro anni e l’espulsione dagli Stati Uniti, Follieri ricostruisce la sua vita all’estero. Si risposa, diventa padre e, a modo suo, riparte da zero. Non ha mai chiesto il diritto all’oblio, non ha mai tentato di nascondere la sua storia. Anzi, quando racconta la fine con Anne, lo fa con una sorta di malinconia disarmante: “Ha deciso che salvare la sua carriera era più importante. E no, non sono amareggiato”.
È una frase che dice molto più di quanto sembri.
Anne Hathaway: una nuova vita, e un tappeto sotto i piedi
Nelle interviste degli anni successivi, Anne ammetterà che quei giorni furono un crollo totale, una perdita di stabilità improvvisa. “Mi è caduto il terreno sotto i piedi”, dirà. A salvarla non furono né i film né la fama, ma gli amici: “Hanno steso un tappeto sotto di me”.
Da quel momento ha scelto un percorso diverso, più privato, più protetto. Ha costruito una famiglia, ha consolidato la sua carriera e ha lasciato quella storia negli archivi della memoria — dove, però, il pubblico continua a tornare, affascinato dall’intreccio tra glamour, ingenuità, scandalo e fragilità umana.
Una riflessione finale
La storia di Anne Hathaway e Raffaello Follieri sembra un romanzo d’amore travolgente che si trasforma in un cold case emotivo. Ed è anche una lezione interessante sul rapporto tra vite pubbliche e vite private. Quando il sipario cade, Hollywood ricorda quanto possono essere sottili i confini tra sogno e disastro, tra fiducia e ingenuità, tra amore e sparizione.
E forse la parte più sorprendente è proprio questa: nonostante tutto, entrambi — in modi diversi — sono riusciti a salvarsi. Ma nessuno potrà mai dire che il loro non sia stato il ghosting più emblematico della cultura pop.

