Martina Colombari, nota attrice, modella e conduttrice italiana, ha scelto di aprirsi pubblicamente su un tema molto delicato: la difficile adolescenza del figlio Achille, frutto del suo matrimonio con l’ex calciatore Alessandro “Billy” Costacurta. Dopo anni di silenzio e lotta privata, la Colombari racconta con sincerità ciò che è accaduto e come la famiglia stia oggi tentando una rinascita.
Il momento critico
Nel corso degli ultimi anni, Achille ha attraversato una fase complicata: ha vissuto problemi legati a dipendenze da sostanze e alcol, momenti di forte disagio e pubbliche polemiche legate al suo comportamento sui social.
Martina racconta di aver vissuto «come qualsiasi madre di fronte a un momento difficile del figlio» e di aver cercato di capire e affrontare il suo disagio.
In un’intervista ha detto:
«Achille sta meglio. La sua è la storia di tanti adolescenti e post-adolescenti in un mondo complicato. I social si sono accaniti perché è figlio di due personaggi famosi… Ora è tutto più chiaro, è seguito dalle persone giuste.»

Martina ha inoltre rivelato che la famiglia si è rivolta a professionisti:
«Con mio marito e mio figlio stiamo seguendo un percorso familiare insieme a uno psicoterapeuta».
Questo percorso nasce dalla consapevolezza che non bastano semplicemente i buoni intenti, ma serve sostegno specializzato.
Il ruolo della madre
Martina non nasconde il peso che ha sentito: da un lato la responsabilità di madre, dall’altro il giudizio esterno. In un periodo molto complicato ha subito anche commenti duri:
«Una giornalista in tv mi ha detto che mio figlio aveva bisogno di una persona che fosse “più madre e meno donna”. Credo sia la più grande cattiveria che una donna possa dire a un’altra».
Queste parole colpiscono perché mostrano la vulnerabilità di una madre che, nonostante tutto, ha cercato di fare il suo meglio.
Una riflessione importante che Martina condivide è: «Un genitore non è un carabiniere, deve a un certo punto tirarsi indietro».
Con questa affermazione sottolinea l’importanza di dare autonomia al figlio e di affidarsi anche a figure di supporto, anziché cercare di controllare tutto in prima persona.
Il cambiamento e la speranza
Oggi la testimonianza di Martina trasmette un messaggio di speranza: il percorso non è chiuso, ma è in atto. Achille sembra essere in una fase di recupero e di nuova consapevolezza, lontano da comportamenti distruttivi e sociale-dipendenti.
Martina riconosce il valore della pazienza, del tempo e dell’aiuto professionale. Il suo racconto diventa così non solo una confessione privata, ma un messaggio a tutte le famiglie che vivono situazioni difficili: non siete sole, chiedere aiuto non è debolezza.
Qualche riflessione finale
È importante sottolineare che il figlio di una persona famosa non è immune alle difficoltà: anzi, la visibilità può amplificare il disagio.
Il racconto di Martina scioglie il tabù della perfezione famigliare: anche quando tutto sembra andare bene dall’esterno, internamente possono esserci lotte.
Il supporto psicologico e professionale è centrale: quanto più precocemente riconosciuti i segnali di disagio, tanto migliore sarà il percorso di uscita.
Il ruolo del genitore cambia: non solo “salvatore”, ma anche facilitatore del cambiamento, che sa quando prendere le distanze professionali e affidarsi a chi sa aiutare.
