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Si addormenta allattando il piccolo muore soffocato

da | Gen 27, 2023 | News

Roma, tragedia in reparto: neo-mamma si addormenta allattando, il piccolo muore soffocato

La sera del 7 gennaio scorso, una giovane madre italiana di 30 anni ha vissuto un’esperienza unica e allo stesso tempo tragica nella sua stanza di ospedale del reparto di ginecologia dell’ospedale Pertini di Roma.

Dopo aver dato alla luce un maschietto da tre giorni, la giovane ha preso il piccolo tra le braccia per allattarlo, ma poi si è addormentata, con il neonato ancora al seno.

Purtroppo, il peso del suo corpo ha causato la morte del piccolo, soffocato.

La notizia della tragica morte del neonato è stata riportata dall’edizione romana del Corriere della Sera e ha portato all’apertura di un’inchiesta da parte della procura di Roma.

Il pm sta procedendo con l’accusa di omicidio colposo, con la madre parte offesa nell’inchiesta.

Secondo il protocollo, sarebbe stato il personale dell’ospedale a dover sorvegliare il neonato dopo l’allattamento e riportarlo in culla per evitare i danni collaterali del co-sleeping, considerato tra le principali cause di morte dei neonati.

È risultato negativo l’esame tossicologico sulla mamma (non avevamo dubbi) si attende l’autopsia per il piccolo, i cui esiti definitivi potrebbero arrivare non prima di 60 giorni.

La giovane madre è stata devastata dalla perdita del suo bambino e il dolore si è diffuso attraverso i corridoi del reparto.

Si addormenta allattando il piccolo muore soffocato Le parole del papà

La polizia ha sequestrato la cartella clinica del neonato e identificato il personale in servizio al momento dell’incidente. Si attendono ora gli esiti degli esami istologici per capire esattamente cosa sia accaduto.

Il padre del neonato, in un’intervista al Messaggero, ha accusato l’ospedale di aver lasciato le madri sole dopo il parto e di non aver fornito loro le cure necessarie per prendersi cura di un neonato.

Inoltre, ha menzionato che molte altre donne hanno espresso le loro lamentele sui social media riguardo alla mancanza di assistenza al Pertini.

Questo tragico evento solleva domande sulla sicurezza e sull’assistenza fornita alle madri e ai neonati nell’ospedale.

Si addormenta allattando il piccolo muore soffocato 17 ore di travaglio

L’uomo racconta che alla madre si erano rotte le acque alle 4 della notte.

Poi ha trascorso 17 ore di travaglio prima di partorire.

«Era sfinita. Ma le hanno subito portato il piccolo per l’allattamento. E hanno anche preteso che gli cambiasse il pannolino da sola. Ma lei non si reggeva in piedi».

La donna avrebbe chiesto di portare il piccolo al nido per qualche ora per riposare un po’.

Ma la risposta era sempre “no, non si può”.

«Quando ha scoperto tutto mi ha chiamato al telefono. Ma quando sono arrivato non c’era più nulla da fare», ricorda.

La mamma non si è accorta che il bimbo stava male: «Non l’hanno nemmeno svegliata. Non sappiamo bene chi se ne sia accorto.

All’1,40 di notte è stato dichiarato il decesso».

Ora la famiglia si affiderà a un legale.

«Molte donne sono lasciate sole nei reparti. Anche a causa delle restrizioni anti-Covid. Che impediscono ai familiari di aiutare le neo-mamme. I protocolli andrebbero rivisti. Se non è capitato ad altri è solo perché sono stati fortunati».

Si addormenta allattando il piccolo muore soffocato domande e polemiche

Questa recente morte  ha scatenato polemiche e domande sulla gestione delle ostetriche e infermieri della struttura.

La madre del bambino ha dichiarato di aver chiesto a più riprese aiuto per gestire il neonato, ma di essere stata ignorata. Inoltre, è emerso che è stata un’altra puerpera a notare l’incidente e a dare l’allarme.

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, l’indagine avviata su segnalazione dell’ospedale Pertini è incentrata sull’accusa di omicidio colposo in ambito sanitario.

Inoltre, è stato rilevato che il personale dell’ospedale Pertini è carente, in quanto, nonostante ci siano 30 ostetriche in pianta organica, cinque di queste sono in maternità e altre cinque sono in 104.

Ciò rende difficile garantire un monitoraggio adeguato per la sicurezza dei neonati e delle madri, soprattutto in seguito all’attuazione della deliberazione 2090 del 30 dicembre della Asl Roma 2, incentrata sulla “gestione autonoma ostetrica del travaglio, parto, puerperio e del neonato a basso rischio”.

Si addormenta allattando il piccolo muore soffocato protocollo do rooming-in

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Secondo le prime indagini, la madre aveva espresso il proprio consenso per il rooming-in, un protocollo che prevede che la madre tenga il bambino con sé nella stessa stanza e che lo allatti seduta.

Una fonte interna all’ospedale ha dichiarato che non c’erano segnali di anomalie che avrebbero richiesto l’utilizzo del nido.

Il rooming-in non è obbligatorio per le madri, ma se richiesto devono essere rispettate precise condizioni di sicurezza.

Inoltre, a livello medico, il protocollo prevede la presenza di un accompagnatore.

Per garantire questa necessità, spesso vengono create camere singole che permettono all’accompagnatore di dormire con la madre. In questo modo, la procedura può essere attuata durante tutta la notte o solo di giorno.

L’altro punto fondamentale è garantire la sicurezza quando l’accompagnatore non c’è, in questo caso il neonato deve essere portato al nido.

Un’altra regola base dei protocolli internazionali sulla sicurezza del neonato è che dopo l’allattamento, il bambino deve essere messo in culla.

Gli investigatori ora dovranno stabilire se queste norme sono state rispettate al “Pertini” la notte del 7 gennaio e determinare l’entità degli interventi del personale sanitario e quanto tempo è passato dall’ultimo controllo effettuato nella stanza della madre.

La madre, dopo aver scoperto la tragedia, è stata offerta un supporto psichiatrico ma ha deciso di lasciare l’ospedale per tornare a casa dalla sua famiglia.

Si addormenta allattando il piccolo muore soffocato le parole della donna

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La mamma fa sapere che lei e il marito si sono affidati ai legali Alessandro Palombi e Michela Tocci.

E dice di non aver capito ancora come è morto suo figlio: «È nato sano, quasi 3 chili e 400 grammi. Ero felice, era accanto a me.

Poi mi sono risvegliata e lui non c’era più.

L’infermiera mi ha informata di quanto era successo

. Non ho capito più niente, mi hanno subito cambiato di stanza».

Dice che non ha avuto modo di parlare con le altre tre donne presenti in stanza. E conferma di aver chiesto aiuto: «Però non è mai arrivato nessuno.

Non mi davano ascolto. Ho 29 anni ma ero stremata dalla fatica. Il travaglio era durato più di dieci ore. Un parto naturale». E aggiunge: «Ci sono informazioni che potremo avere solo dall’autopsia. Ancora non sono certa di niente. Ripeto, io lo avevo accanto mio figlio. Poi non l’ho visto più.

Non si sa se sia morto soffocato. Come si fa a dirlo prima? Più leggo e più sto male, la mia vita è rovinata. Non sparate sentenze prima dei risultati delle indagini».

Si addormenta allattando il piccolo muore soffocato l’appello dell’associazione Mama Chat

Un’iniziativa lanciata dall’Associazione Mama Chat su Change.org per denunciare e prevenire gli abusi nei confronti delle donne durante il parto e il post-parto ha raccolto più di 100mila adesioni in poco più di 24 ore.

La petizione intitolata “Basta morti inutili e mamme sole! Chiediamo di garantire accompagnatori H24 alla nascita” è stata promossa in seguito alla morte di un neonato all’ospedale di Roma Sandro Pertini.

Le richieste della petizione includono l’aggiornamento dei protocolli ospedalieri e l’apertura h24 dei reparti ostetrici a un accompagnatore, “garantendo l’accesso in tutti gli ospedali italiani del partner o familiare al momento del parto e durante tutta la degenza”.

La petizione chiede inoltre più controlli e supporto alle famiglie durante il parto e il post-parto, perché “la violenza ostetrica che permea quotidianamente le strutture Italiane miete vittime inconsapevoli creando traumi psicologici gravi che hanno effetti non solo sulle mamme ma anche sui loro bambini”.

Si addormenta allattando il piccolo muore soffocato le parole dell’infermiera:

L’infermiera dell’ospedale romano Pertini di Roma che nella notte tra il 7 e l’8 gennaio era al lavoro quando è morto il neonato Carlo Mattia dice di aver fatto quello che doveva per provare a salvarlo.

Garantisce di aver seguito il protocollo. Compresa la manovra rianimatoria. Ora è sconvolta. E sarà a breve ascoltata dagli inquirenti che indagano per omicidio colposo.

La donna ha fatto confidenze alle colleghe, oggi riportate da Il Messaggero.

«Viene al lavoro come sempre. D’altronde non ha alternative», raccontano loro. «Ma è esausta. Ha sempre davanti agli occhi il bimbo morente.

È stata sfortunata. Poteva capitare a chiunque».

L’infermiera ha raccontato di aver eseguito durante il turno di servizio tutti i prelievi di routine. E di essere anche regolarmente passata per i controlli.

La sua versione sembra non collimare con quello della madre di Carlo Mattia. Che ha detto di non ricordare di aver firmato i moduli del rooming-in. Ha aggiunto di aver chiesto aiuto e di essere stata ignorata.

Una circostanza che aveva raccontato anche al compagno.

Proprio sull’omessa vigilanza punterà l’indagine della procura. Il neonato sarebbe morto schiacciato dal corpo della madre.

Si addormenta allattando il piccolo muore soffocato la comunità scientifica

La nota congiunta delle società italiane di Neonatologia, Pediatria e Ginecologia e Ostetricia e dell’Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani per fare chiarezza sulle fasi post-parto.

Nell’esprimere «tutta la sua vicinanza alla mamma in un momento tanto difficile e doloroso», Schillaci ha annunciato l’intenzione di mettere in atto «tutte le misure necessarie a garantire piena sicurezza delle partorienti e dei bambini».

Nella nota ufficiale il ministro ha anche fatto riferimento alle condizioni di lavoro di tutti gli operatori sanitari, tornate al centro del dibattito.

«L’impegno è anche quello di promuovere ogni intervento utile ad assicurare adeguate condizioni di lavoro alle ostetriche e al personale sanitario addetto ai reparti di ostetricia e ginecologia».

Parole che arrivano dopo giorni di polemiche e accuse per la carenza di personale nell’ospedale romano, denunciata dai diversi sindacati, e la presunta mancanza di ascolto delle richieste d’aiuto arrivate dalla madre del piccolo nei giorni precedenti al terribile avvenimento.

Schillaci ha fatto sapere di «seguire con attenzione la vicenda» e di aver chiesto «immediatamente una relazione dettagliata alla Regione Lazio per chiarire la dinamica e verificare il rispetto dei protocolli e delle procedure previste».

Poi la conclusione: «Quanto accaduto all’ospedale Pertini ha fatto emergere problematiche che hanno riguardato, e possono riguardare, molte altre donne. Il ministro intende affrontarle mettendo in atto tutte le misure necessarie».

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